Importante comune della collina torinese , la
città di Chieri è posta a sud-est del capoluogo della provincia e situata sul margine
meridionale delle colline del Po.
Il luogo ove attualmente è la
città fu abitato fin dall’epoca preistorica , come attestano diversi ritrovamenti
archeologici risalenti all’età del bronzo e alla prima età del ferro. Sulla collina di
San Giorgio in epoca preromana venne eretto dai liguri un villaggio fortificato. Ad esso ,
all’inizio del secondo secolo a.C. , i romani aggiunsero sul piano una loro colonia.
Ciò spiega il doppio toponimo Carrea
Potentia tramandatoci da Plinio il Vecchio nell’ "Historia Naturalis". Se
Potentia , infatti , è nome romano , Carrea è invece voce ligure derivante
dal celtico Kari , che significa sasso e per estensione villaggio fortificato.
Ancora oggi la forma dialettale
"Cher" riporta all’antichissimo toponimo celtico.
Il nome "Kaira" rimase alla
città sino al XIII secolo (così la chiama Ottone di Frisinga nella sua
"histoira") e solo dal secolo successivo si affermò definitivamente la forma
maschile "Kairo". Fra i principali centri fortificati tra il Po e gli
Appennini , almeno a partire dal primo secolo a.C. , Chieri fu un centro amministrativo
autonomo e non dipendente da un’altra città. Durante la dominazione longobarda Chieri
perse progressivamente importanza, riducendosi ad un piccolo borgo di campagna , privo di
qualsiasi rilievo politico ed amministrativo.
Artefice di una profonda trasformazione
fu Landolfo , vescovo di Torino negli anni 1011-1038, la cui opera mise Chieri in
condizione di prendere il sopravvento sui centri circostanti. Egli fece costruire una
nuova cinta muraria e , sulla sommità della collina di San Giorgio , un castello ed una
torre. Sul piano ordinò , inoltre , la costruzione , in sostituzione di una precedente
chiesa paleocristiana ormai in rovina , della Chiesa di Santa Maria ( in luogo della quale
nel Quattrocento si eresse l’attuale duomo ).

Nel 1046 Chieri entrò a far parte dei
domini sabaudi in seguito al matrimonio con Oddone di Savoia di Adelaide di Susa , che gli
portò in dote la contea di Torino. Dopo la morte della contessa Adelaide ( 1092 ) ,
Chieri seppe approfittare della turbolenta situazione dei domini sabaudi e si diede un
ordinamento comunale , eleggendo propri magistrati e rendendo il potere vescovile poco
più che formale. Negli stessi anni , agendo spesso in alleanza con Asti , la repubblica
chierese estese i propri domini nella zona circostante. Nel 1154 Chieri ed
Asti si unirono in guerra contro il marchese del Monferrato Guglielmo IV , il quale
sconfitto , si rivolse al suocero , l’imperatore Federico I Barbarossa.
Alla fine di gennaio l’esercito
imperiale occupò Chieri , abbattendone le torri e bruciando la abitazioni. Incalzato
dagli avvenimenti della penisola , il Barbarossa , nel 1158 , scese nuovamente in Italia e
, questa volta , Chieri ed Asti si schierarono al suo fianco nella lotta contro Milano.
Nello stesso anno l’imperatore
concesse Chieri in feudo al conte Guido di Biandrate e nel 1159 investì il vescovo Carlo
della signoria su Torino e sul territorio circostante. Chieri , quindi , si vedeva
soggetta al doppio potere del vescovo e del conte di Biandrate.
Quando , nel 1168 , il
potere imperiale nel nord Italia incominciava a vacillare , il vescovo Carlo rinunciò in
modo formale ad ogni suo diritto su Chieri.
Successivamente, Chieri ed Asti
stipularono un trattato di alleanza ed iniziarono una lunga guerra contro la potente
famiglia dei Biandrate, conseguendo una sostanziale vittoria.
La strada dell’emancipazione chierese
dal potere vescovile subì una seria , ma non definitiva , battuta di arresto ad opera di
Milone di Cardano. Questi , divenuto vescovo di Torino , attuò una politica diretta sia
contro le località che - come Chieri - si erano erette in comuni sia contro i
Savoia. La situazione cambiò nel 1188 , anno in cui venne nominato vescovo di
Milano Arduino di Valperga. I chieresi , infatti , riuscirono a riappropriarsi di parte di
quanto perduto negli anni precedenti , acquistarono Santena dai monaci di San Solutore ed
ottennero l’autorizzazione di eleggere nuovamente un podestà. Nel 1193
Torino e Chieri entrarono in conflitto per il possesso del castello di Montosolo. La
guerra si concluse solo nel 1200 con il trattato di Mairano , ad esito del quale il
castello rimase al vescovo ma la castellata (e cioè il territorio circostante) venne
ceduto ai chieresi. Raggiunta la pace dopo quasi un decennio di guerra , Chieri visse anni
di prosperità, riuscendo a consolidare la sua influenza economica su un numero sempre
più ampio di centri. Dopo la morte di Arduino di Valperga (1206) , il nuovo vescovo di
Torino Jacopo di Carisio riprese e sviluppò la politica di Milone per ristabilire il
proprio potere sulla contea.
Nel 1207 il conte Tommaso di Savoia ,
che nella contesa del trono imperiale fra Enrico di Svevia e Ottone Brunswick parteggiava
per il primo , ebbe in ricompensa Chieri e Testona ; tuttavia non potè mai prenderne
possesso poiché Ottone ( divenuto imperatore come Ottone IV ) nel 1212 non solo liberò
Chieri dalla sudditanza del conte sabaudo ma affrancò il comune anche da ogni dovere
verso il vescovo. Raggiunto un accordo con i Biandrate nel 1210 , Chieri riprese la
propria espansione nel territorio circostante. Approfittando della venuta in
Piemonte dell’imperatore Federico II , i chieresi chiesero ed ottennero il più
importante dei "buoni usi": la diretta soggezione al trono imperiale. In
questi anni di grande prosperità il comune riuscì a costruire Villastellone ed ampliò
di molto i propri domini , acquistando parte di Baldissero , Trofarello , Andezeno ed i
castelli di Moriondo e di Bulgaro.
La repubblica di Chieri si schierò a
fianco del conte di Savoia Tommaso II nella lotta da questi ingaggiata con il comune di
Torino e con tutte quelle forze che non vedevano di buon occhio lo stabilirsi della
presenza sabauda in Piemonte. Dopo i primi successi il conte subì una pesante sconfitta a
Montebruno (1255) e venne condotto prigioniero ad Asti. La morte di Tommaso II (1259) rese
più debole la posizione di Chieri , anche perchè la politica del suo successore Pietro
II fu essenzialmente rivolta agli spazi francesi dei domini sabaudi e non a quelli
subalpini. Della momentanea debolezza sabauda nella regione approfittarono gli
Angioini , che , nel 1270, occuparono Torino , costringendo anche Chieri a chiedere la
sottomissione alla casa francese. Grazie all’apporto del marchese del Monferrato
nel giro di tre anni la potenza angioina in Piemonte era praticamente scomparsa. Il 10
dicembre 1275 le armate congiunte di Chieri ed Asti distrussero l’esercito provenzale.
Fra gli ultimi anni del Duecento ed i
primi del Trecento Chieri visse una fase molto dinamica : l’ampio e costante afflusso
delle popolazioni delle regioni circostanti rese necessario l’ingrandimento della cinta
muraria , all’interno della quale vennero lasciate zone verdi coltivate ad orto , la cui
presenza è attestata sino alla seconda metà dell’ Ottocento.

Per quanto riguarda la situazione
politica del comune , la repubblica era dilaniata dalle lotte interne. Il potere era
saldamente nelle mani della "nobiltà de albergo" (o "de ospitio"),
indicandosi con questo termine le famiglie più antiche del patriziato chierese. In
contrapposizione ad essa si organizzava la restante parte della nobiltà - definita "
de non ospitio"- e la borghesia guelfa; nel 1228 esse costituirono la società di San
Giorgio. Nel 1304, tale società, alleatasi con Filippo d’Acaia , allestì un esercito
che sconfisse i ghibellini astensi e portò al potere la fazione guelfa. A determinare la
ripresa del potere ghibellino fu la visita compiuta a Chieri dall’imperatore Enrico VII
, che confermò tutti i privilegi concessi da Federico II ed ordinò al suo vicario di
redigere nuovi statuti comunali. Nell’arco di due anni, però , il partito guelfo
riacquistò tutto il suo vigore. Stretta fra l’ormai endemica guerra civile e la
minaccia esterna rappresentata dall’alleanza tra fuoriusciti e marchesi del Monferrato ,
Chieri decise di trovarsi un signore. La scelta cadde su Roberto d’Angiò , conte di
Provenza , re di Napoli e di Sicilia , il quale era riuscito a ricostituire gran parte del
potere angioino in Piemonte. Successivamente , nel maggio 1347 , il comune si sottomise
alla signoria congiunta dei Savoia e dei Savoia – Acaia , non rinunciando, peraltro , a
nessuna delle sue libertà. Gli ultimi anni del Trecento furono fra i più sanguinari
della storia della città.Una nuova guerra scoppiata fra il marchese del Monferrato
Teodoro e Filippo d’Acaia vide il chierese devastato dalle armate del condottiero Facino
Cane, assoldato dal bellicoso marchese. La guerra - che fra tregue , riprese e pause
proseguì fino al 1403 - si concluse senza produrre alcun mutamento sostanziale dell’assetto
politico della regione. A partire dal 1418 la storia di Chieri si integra con quella dello
stato sabaudo. Nonostante le guerre dei Savoia contro i marchesi di Saluzzo e del
Monferrato , il XV secolo vide il rifiorire della attività economica. Nel 1482 i
produttori di tessuto si unirono nella "Università dell’arte dei Fustagneri",
destinata a sopravvivere sino al XIX secolo. Essa raccoglieva tutte le persone impiegate ,
in qualsiasi ruolo, nell’industria tessile e godette di ampi privilegi , confermati
ancora in epoca moderna. Con la fine del XV secolo si preparava , tuttavia , una nuova
fase di guerra per i territori piemontesi.
Nel 1484 le truppe di Carlo VIII , re di Francia , attraversarono il ducato di Savoia per
giungere alla pianura e spostarsi poi verso il sud.Dopo un breve periodo di pace , le
armate francesi , nel 1535 , invasero nuovamente il ducato , che, nel conflitto fra
Francesco I e l’imperatore Carlo V , aveva scelto l’alleanza con quest’ultimo.
Alla metà del Cinquecento Chieri era
solo una pallida immagine del comune ricco e potente del secolo prima. Divenuto duca di
Savoia nel 1553 , Emanuele Filiberto , ponendosi a capo dell’esercito spagnolo , al cui
servizio aveva dedicato la sua carriera militare , riuscì a riconquistare lo stato. Il 10
agosto 1557 il giovane duca sgominò le truppe francesi nella battaglia di San Quintino e
costrinse Enrico II alla pace. Le drammatiche condizioni della città durante la prima
metà del secolo costituirono una delle cause che la resero fertile per la predicazione
protestante. Fra gli altri , Chieri diede i natali a Matteo Gribaldi Moffa , una delle
massime personalità del protestantesimo italiano.
Nel 1565 , Emanuele Filiberto , che
riconosceva nella comune fede cattolica un elemento di unità per lo stato , autorizzò la
persecuzione dei protestanti e , con un editto promulgato il 10 giugno del medesimo anno ,
intimò ad essi la scelta fra la conversione o l’esilio.
Durante gli anni di Carlo Emanuele (
1580 – 1630 ) si sviluppò una grande attività sia in campo economico che urbanistico ,
poi interrotta dalla invasione francese del 1630. I drammatici effetti di quest’ultima
furono accuiti dal dilagare della peste : nel giro di due anni a Chieri morirono più di
4500 persone.
Nel 1631 , Vittorio Amedeo I ,
riorganizzando l’assetto degli stati sabaudi a seguito della gravosa pace di Cerasco con
la Francia , costituì la provincia di Chieri , la cui esistenza fu però breve in quanto
venne soppressa già nel 1697. Dopo la morte di Vittorio Amedeo I , il Piemonte fu
straziato dalla guerra fra i fratelli del principe scomparso e la reggente designata , la
regina Maria Cristina , detta Madama Reale. Rimasta fedele alla reggente , Chieri venne
occupata , nel 1639 , dal conte d’Harcourt , comandante della armata francese. La città
fu poi coinvolta nelle guerre antifrancesi di Vittorio Amedeo II , evitando , nel 1691 ,
di essere posta sotto assedio dal generale Feuquires grazie al pagamento di una forte
somma di denaro. Nel corso del XVIII secolo Chieri partecipò alle riforme ed agli
ammodernamenti dello stato voluti da Vittorio Amedeo II e dal suo figlio ed erede Carlo
Emanuele III. Nel 1785 venne eretta in principato a favore del duca d’Aosta Vittorio
Emanuele ( poi re come Vittorio Emanuele I ). Ad interrompere tale situazione giunse la
rivoluzione francese , i cui echi non tardarono a farsi sentire anche negli stati sabaudi.
Fra il 23 ed il 25 luglio 1797 Chieri fu teatro di una rivolta antisabauda , che si
risolse però in un fallimento. Il 3 dicembre le truppe francesi entrarono in Piemonte
costringendo Carlo Emanuele IV ad abdicare. A Chieri , già l’8 dello stesso mese ,
nella piazza d’Armi , l’attuale piazza Cavour , era stato innalzato l’albero della
libertà. Con l’arrivo dell’esercito austrorusso nel maggio 1799 e la restaurazione
sabauda nel regno , il 4 giugno venne nuovamente costituita in Chieri la regia
municipalità , destinata a restare in carica poco più di un anno. Nel giugno 1800 , a
seguito delle vittorie napoleoniche nella campagna d’Italia , il Piemonte fu ancora una
volta conquistato e , il 5 settembre 1881 , venne annesso alla Francia. Caduto Napoleone e
tornata in Piemonte casa Savoia , durante i primi anni della Restaurazione la popolazione
chierese aumentò : alla fine del XVIII secolo gli abitanti erano circa 10.000 , divenuti
13.274 nel 1838 e 13.790 nel 1848. Tra il 1848 ed il 1861 Chieri partecipò al generale
clima di miglioramento del "decennio di preparazione", come testimoniato da un
leggero incremento della popolazione , che nel 1858 giunse a 15.033 abitanti. Nel 1878 ,
la decisione dei santenesi di erigersi a comune autonomo determinò un sensibile calo
demografico ; secondo un censimento del 1889 , la popolazione era allora di 12.667
abitanti. Alla fine del XIX secolo l’industria tessile chierese era in ottime condizioni
: 27 manifatture , 2.000 telai comuni , 500 telai Jacquard e 3.300 operai. Su una
popolazione di 13.903 abitanti , ciò significa che quasi tutte le famiglie traevano il
proprio sostentamento dalla industria tessile. Si trattava di una industria quasi
interamente su base artigianale , che solo dal 1909 aveva potuto disporre dell’energia
elettrica. Dopo la grande guerra Chieri era la seconda città italiana ( prima era Biella
) per esportazione di prodotti tessili.Gli anni del Ventennio videro la realizzazione di
diverse opere pubbliche , fra le quali l’elettrificazione dellaChieri – Trofarello. L’economia
chierese risentì fortemente della crisi del 1929 ma a frenare lo sviluppo del settore
tessile fu soprattutto la politica autartica decisa dal regime. Le industrie tessili
esistenti a Chieri nel 1938 ( il 45% della cui produzione era destinato al mercato estero
) ne facevano comunque una delle città più industrializzate della regione.
Nel 1945 la popolazione chierese era
rimasta pressochè la stessa di un secolo prima , solo 13.856 abitanti.
Gli anni successivi
registrarono , invece , un forte incremento demografico determinato dalla massiccia
emigrazione prima dal Veneto e poi dal Meridione , fenomeno accompagnatosi al progressivo
spopolamento delle campagne circostanti. Nel 1951 la popolazione era di 14.804 abitanti
poi saliti a 25.729 nel 1967.